Alla larga dagli errori da colloquio: volume 2

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Per distinguersi durante una job interview, abilità ed esperienze sono importantissima. Anche evitare i classici errori da colloquio è fondamentale.

Ebbene sì, gli strafalcioni sono sempre in agguato. Come ti ho raccontato in un precedente articolo, è molto importante evitare di incappare in errori da colloquio che, per distrazione o inesperienza, potrebbero pregiudicare una valida candidatura. Ecco il secondo capitolo della saga dei flop.

 

Parlare male degli ex datori di lavoro

Nel caso tu abbia precedenti esperienze lavorative, ti potrebbe venir chiesto come si sono concluse. Ora, ci sono tanti motivi diversi che possono determinare la fine di un rapporto di lavoro. La scadenza del contratto, l’impossibilità da parte dell’azienda di tenerti in squadra, la chiusura della stessa. Ci possono essere anche motivi di natura più personale. Ad esempio, una relazione non ottimale fra te e i colleghi o con la direzione. In questo caso, se hai deciso di cambiare contesto lavorativo perché non eri soddisfatto dal punto di vista “umano”, non è saggio far riemergere vecchi rancori. A prescindere dal fatto che il tuo malcontento fosse motivato, ricorda che la persona che ti sta esaminando non potrà mai realmente capire la situazione, non avendola vissuta. Parlare male del tuo ex datore di lavoro potrebbe farti passare per polemico o ostile. Meglio raccontare in modo sincero che il contesto in cui ti sei trovato non era ideale, senza però “accusare” o “denigrare” le persone con cui hai lavorato. La cosa migliore sarebbe far emergere qualcosa di positivo dalla tua esperienza negativa. “Ad un certo punto mi sono accorto di non essere soddisfatto. Per la mia serenità e per la mia crescita personale, ho preferito rivolgermi altrove”. “Purtroppo le modalità operative e organizzative dell’azienda non hanno risposto alle mie aspettative. Nonostante tutto, è stata un’ottima esperienza e sono maturato molto, ho le idee più chiare”. Insomma, un commento costruttivo e politically correct.

 

Dire cose in contraddizione con la job description

“Ricerchiamo neolaureato per ricoprire la posizione di… . Si richiedono ottima capacità di gestire lo stress, autonomia nel lavoro, flessibilità oraria.”. Detto ciò, non sarebbe ottimale dire “il mio precedente lavoro era troppo stressante”, “preferisco lavorare in squadra o in affiancamento”, “non sopportavo di dovermi fermare di più in ufficio, a volte”. Ma in questo caso, forse, l’errore di base è stata la candidatura in sé. Insomma, se la job description di una posizione non risponde alle tue inclinazioni e alle tue aspettative, passa oltre. Troverai qualcosa di più adeguato a te. Consulta la nostra guida alle soft skills più richieste in ambito lavorativo.

 

Sviare le domande o non rispondere

Perché dovresti? Non rispondere o farlo in modo vago, potrebbe far pensare al tuo interlocutore che stai nascondendo qualcosa. Se pensi che una domanda sia “scomoda” perché tocca un punto sensibile, è comunque meglio essere sinceri e dare una risposta. Nessuno è perfetto: è normale avere fatto qualche errore nella vita. Se la domanda riguarda uno di questi, concentrati su ciò che hai imparato. Riconoscere i passi falsi e apprendere consapevolmente da essi è una dote preziosa. Al tuo interlocutore farà piacere sapere di avere di fronte a sé una persona desiderosa di migliorarsi.

 

Mentire durante il colloquio di lavoro

“Venderti” a un’azienda dando di te un’immagine non reale è una strategia che non paga. Al di là del fatto che chi seleziona personale per professione ha un’intuito pressoché infallibile per le menzogne, immagina se dovessero assumerti. Quando si accorgeranno che non hai le competenze che hai dichiarato di possedere a colloquio? Quando ti metteranno sotto pressione, perché hai detto di sopportare bene lo stress, e tu ci starai male? Non può funzionare, non a lungo. Avrai fatto perdere tempo all’azienda, ma soprattutto avrai perso del tempo prezioso tu.

 

Essere Capitano Ovvio

“Mi piace uscire con gli amici, mi piacciono i film, mi piace andare al mare”. Certo, come a quasi tutti noi. “Sono una persona motivata, mi piace lavorare”. In caso contrario, forse, non saresti a colloquio. “Ho scelto di studiare quello che mi piaceva”. Meno male… Insomma, queste non sono risposte che danno davvero l’idea di chi sei. Sono cose che quasi chiunque potrebbe dire, e un recruiter le ha sentite miliardi di volte. Cosa ti caratterizza davvero? Cosa ti muove verso le tue passioni, ti ha spinto a scegliere quel corso di laurea, ti porta a candidarti presso questa azienda? Ti piacciono i film, ok, ma quali? Dire “mi piacciono i film muti degli anni ’20 perché li trovo poetici” è ben diverso dal dire “mi piacciono i film fantasy perché adoro immaginare mondi alternativi e creature fantastiche”. Il tema è lo stesso, la passione per i film, ma in questo caso vengono fatti emergere dei particolari che caratterizzano la persona. Hai pochi minuti per farti conoscere da qualcuno che incontra molte altri candidati come te. Sfrutta questo tempo per farti ricordare: punta sui dettagli veramente significativi, mostrati in tutta la tua unicità.

 

Domande inopportune a colloquio

Durante il colloquio, generalmente nella fase finale, viene lasciato al candidato lo spazio per fare alcune domande. Sfruttarlo bene, chiedendo chiarimenti o ulteriori dettagli, è molto utile. Sapere il tipo di inquadramento e la durata del contratto iniziale è tuo diritto, ed è particolarmente importante se stai valutando diverse proposte. Se non ne è stato fatto cenno, o non ti è chiaro qualcosa, è il momento di farti avanti. Magari più che per un diretto “quanto si prende al mese?” puoi optare per un più elegante “che tipologia contrattuale offrite?”. Se neanche in questo modo ti viene specificato l’ammontare dello stipendio, passa alla domanda diretta. Vuoi sapere se avrai i ticket restaurant? “Sono previsti dei benefits?” è la domanda giusta. Chiedere cose che già dovresti sapere (dalla job description e dalle informazioni che hai sull’azienda), oppure fare domande “frivole”, può essere controproducente. “Quando chiude l’azienda per le ferie?”, oppure, “sono l’unico giovane?”, non suonano molto bene all’orecchio di un recruiter o di un direttore. In realtà, puoi porre gli stessi quesiti in modo più sottile. “Mi descrive l’andamento tipico dell’anno in azienda?”. Ti parleranno dei periodi di picco, ma anche dei periodi di tranquillità o di chiusura. “In che tipo di team sarò inserito?” ti permette di capire chi saranno i tuoi colleghi. Vuoi sapere se c’è un buon clima in azienda? “Si lavora in modo cooperativo o ognuno ha i suoi obiettivi?”. In realtà, “qual è la cultura aziendale?”, oppure “che clima si respira in azienda?” sono domande molto dirette ma anche opportune. Il punto è che difficilmente ti diranno “l’ambiente è ostile”, anche se dovesse esserlo. Se per caso dovessero dire che mediamente un dipendente resta in azienda per meno di un anno, potresti considerarla come una risposta indiretta alla tua domanda.

Se vuoi approfondire l’argomento, consulta la nostra guida alle domande più appropriate da porre a colloquio.

 

Non dire che hai altri colloqui in programma, altre proposte o che già lavori

Probabilmente potresti pensare che, se dichiari di stare valutando diverse opzioni, oppure che hai già un impiego, verresti considerato come poco disponibile. Pensa invece a questo: una persona valida tende a ricevere offerte, ad essere tenuto presente da più aziende, oppure è già stato scelto da qualcuno. Insomma, questo fa intendere che come risorsa sei molto “appetibile”. Inoltre potrebbe ridurre notevolmente i tempi di restituzione del feedback. Mica possono rischiare di perderti, se sei ciò che fa per loro 😉

 

Nascondere al selezionatore i tuoi impegni futuri

Ti sei candidato per una posizione e vieni convocato a colloquio. Tra qualche settimana però, sai di avere un impegno inderogabile, come ad esempio un viaggio prenotato da tempo, oppure degli esami, o la laurea. Non sarà questo che condizionerà la scelta del tuo interlocutore: se sei la persona che l’azienda cerca, si troverà un compromesso. Il contratto, ad esempio, potrebbe avere una partenza posticipata. Certo, se hai in programma un viaggio di tre mesi, magari aspetta a cercare lavoro, oppure concentrati su offerte che hanno una precisa data d’inizio, successiva al tuo ritorno. Ma se così non fosse, dichiarare di avere un impegno solo dopo la tua assunzione, potrebbe creare qualche problema dal punto di vista organizzativo. Detto fuori dai denti, non sarebbe il modo ottimale di fare il tuo ingresso nel nuovo ambiente. Se si tratta di impegni scolastici, ricorda che allo studente lavoratore spettano dei diritti, fra cui quello di usufruire di permessi studio.

 

Sul fronte degli errori da colloquio (per ora) è tutto.

Se ti viene in mente qualche strafalcione extra da aggiungere alla lista, scrivilo in un commento: sarà utile a molti altri. E poi, francamente, sono davvero curiosa 😀

 

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