Come evitare gli errori da colloquio più comuni

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La saggezza popolare ci insegna che sbagliando si impara. A colloquio però gli errori si pagano cari.

È vero, gli errori hanno sempre degli insegnamenti preziosi in serbo per noi. Però, se si tratta di un colloquio di lavoro, disattenzione e strafalcioni rischiano di farci perdere una buona occasione.

Non esiste una regola unica per affrontare un colloquio in modo impeccabile: ci sono molte variabili in gioco (anche umane). Ci sono però tutta una serie di cose che è meglio evitare di dire o di fare per scongiurare figuracce e flop.

Ecco una piccola guida per non cadere negli errori da colloquio più comuni (ed è solo l’inizio).
 

Aspetto non idoneo a un colloquio di lavoro

Giudicare qualcuno dalle apparenze spesso è sbagliato. Però è inevitabile farsi condizionare, almeno in parte, dalla prima impressione: immagino sia capitato a tutti noi. Presentarti a colloquio con un abbigliamento non consono e con un aspetto disordinato potrebbe giocare a tuo sfavore. Se ti servono idee e suggerimenti per il tuo outfit professionale consulta la nostra guida dedicata all’abbigliamento da colloquio.

 

Presentarsi a colloquio in ritardo

I mezzi pubblici a volte sono poco affidabili, mentre il traffico ha uno strano senso dell’umorismo. Meglio partire con un certo anticipo rispetto all’orario di convocazione. Questo per evitare corse folli che, in una situazione di per sé impegnativa, possono creare uno stato di ansia, ma soprattutto per essere sicuri di arrivare puntuali a destinazione.
 

Arrivare a colloquio con troppo anticipo

Non serve spaccare il minuto. Anzi, i 5-10 minuti di anticipo sono un segno di serietà. Ma se si tratta di 30 minuti o un’ora di anticipo? Di per sé non è un segno negativo, però potrebbe creare qualche piccolo imbarazzo a chi ci ha convocati. Questo perché non è detto che nella struttura dove si tiene il colloquio sia presente una sala d’aspetto. Inoltre c’è il rischio di mettere fretta a chi dobbiamo incontrare (che magari è impegnato in altri appuntamenti). Come per tutte le cose, meglio optare per la moderazione. Se arrivi con largo anticipo al luogo dell’incontro, prima di entrare ed accreditarti, puoi approfittarne per prendere un caffé in qualche locale nelle vicinanze. Avrai un po’ di tempo per rilassarti e ripassare l’annuncio di lavoro a cui hai risposto, le notizie in tuo possesso sull’azienda e perché no, il tuo CV.

 

Arrivare a colloquio in comitiva

Il colloquio di lavoro è una cosa che riguarda te e l’azienda presso cui ti proponi. Farti accompagnare da amici, o peggio, da un genitore, fa molto “ragazzino”. Tu stai vendendo la tua formazione e la tua professionalità, sei una persona adulta e indipendente. Qui più che mai devi mostrarti come tale. Lo so, avere qualcuno accanto è molto rassicurante. Ma in questo caso, per il tuo obiettivo, sarebbe controproducente.
 

Fumare appena prima dell’appuntamento

Non si tratta di un appunto sui rischi del fumo per la salute (quelli li conosciamo tutti). Se fumi poco prima del colloquio, il tuo interlocutore, soprattutto se non-fumatore, sentirà l’aroma che hai addosso. Per alcune persone non è un problema, per molte invece è sgradevole e fastidioso. L’ideale è aspettare la fine del colloquio per darti al tabagismo. Se non riesci proprio a resistere, munisciti di spazzolino e dentifricio, chewing-gum, salviette o gel lavamani. E se puoi, prendi un pò d’aria prima di entrare.

 

Non stringere la mano al recruiter

Insomma, si tratta di un gesto di educazione. Non presentarti con una stretta di mano al tuo interlocutore rischia di porre una certa distanza fra voi due, o peggio, una sottile aria di diffidenza. Oppure potresti passare per insicuro. Insomma, una bella stretta di mano è l’inizio giusto per una buona conversazione.

 

Dare del “tu” al recruiter

Forse ti capiterà di incontrare recruiters molto giovani, oppure molto “alla mano”. Dare del “lei” è comunque un segno di rispetto e di professionalità. “Posso darti del ‘tu’?” non è una domanda che dovrebbe arrivare dalla tua parte. Non stai conversando con un amico, ma con qualcuno che deve decidere se darti un lavoro oppure no. Meglio restare sul formale. Se anche il tuo interlocutore dovesse darti del “tu”, continua imperterrito a dare del “lei”. Non è simpatico da dire, ma per alcuni selezionatori è una sorta di test. Perché? Perché vogliono capire se comprendi cosa sia una gerarchia aziendale e se c’è il rischio che tu parli in modo colloquiale con dirigenti o clienti. Chiaramente, non vogliono che tu lo faccia. In alcuni casi la policy aziendale impone ai dipendenti (quadri o impiegati che siano) di utilizzare toni informali. Qui potresti essere esplicitamente invitato a dare del “tu” al posto del “lei”. Valuta tu. È verosimile che esista una policy del genere in quel contesto? Se si, potrai anche evitare il “lei”. Mostrati però sempre più che rispettoso e utilizza comunque un linguaggio formale e professionale.

 

Raccontare la storia della tua vita a colloquio

Tutti noi ne abbiamo passate tante, chi più, chi meno. Uno degli errori più comuni in sede di colloquio è quello di dilungarsi nel raccontare fatti della carriera universitaria, dei lavori precedenti e in generale della propria vita, che non è necessario specificare. Generalmente il tempo per un colloquio è abbastanza ristretto, e se anche si dovesse trattare di un’intervista molto strutturata (e quindi con una tempistica più lunga), bisogna sempre ricordarsi che l’agenda del nostro interlocutore è, con ogni probabilità, molto fitta. Meglio rispondere alle domande che ci vengono poste senza andare a toccare argomenti non strettamente inerenti, o peggio fatti molto personali. Raccontare in sede di colloquio aspetti della vita personale che ci hanno toccati particolarmente, rischia di mettere chi ci ascolta in difficoltà o peggio in imbarazzo. Chi ha dovuto superare grandi sfide le considera, giustamente, una parte fondamentale della sua vita. Tuttavia il colloquio di lavoro non è il contesto giusto in cui parlarne. È possibile che, durante l’intervista, ti vengano fatte domande come “raccontami di un tuo momento di forte stress e come l’hai superato“. Se possibile, è meglio restare aderenti alla sfera studi/lavoro, mostrando la propria forza caratteriale attraverso un esempio che non metta in piazza fatti troppo personali. La sostanza non cambia, sei sempre tu. Cambi solo il modo in cui ti racconti.

 

Trattare il recruiter come un confidente

Questo errore, in parte si avvicina ai due che l’hanno preceduto. Per quanto il tuo interlocutore a colloquio possa essere gentile e disponibile, ricordati che ti sta testando. Non è questo il momento per lasciarsi andare a confidenze, parlando magari delle tue insicurezze. Certo, se ti vengono chiesti i tuoi punti di forza e quelli di debolezza, racconta pure anche dei secondi. Come? In modo chiaro, che faccia emergere la tua tendenza ad analizzare le tue aree di miglioramento (o comunque la tua consapevolezza) e la voglia di crescere. Peggio ancora, se non sei sicuro di esserti candidato per la posizione giusta, non farlo emergere a colloquio. Piuttosto, cerca di fare le domande più utili per chiarirti le idee. Hai paura che l’ambiente di lavoro sarà troppo competitivo? Chiedi se in azienda si lavora in team o piuttosto da soli, e se ci sono riconoscimenti individuali in stile “l’impiegato del mese”. Vuoi sapere qualcosa di più su orari, ritmi di lavoro e clima aziendale? Fatti raccontare la giornata tipo di un dipendente. In questo modo avrai le risposte che cerchi, senza esporti. Poi non ti resta che fare le tue valutazioni.

 

Dire “Ho bisogno di questo lavoro”

E chi non ne ha? 🙂

 

Questo era solo l’inizio. Non perderti la seconda puntata dedicata agli errori da colloquio 😉

 

2 pensieri riguardo “Come evitare gli errori da colloquio più comuni

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