Il curriculum efficace: le strategie e i contenuti per scrivere un ottimo CV

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Il primo contatto che si ha con un’azienda spesso passa attraverso il proprio curriculum vitae. 

Per questo il tuo CV dev’essere ben redatto e raccontare davvero chi sei.

In un precedente articolo abbiamo parlato dei come impostare correttamente il tuo CV e delle linee guida generali per la redazione.

Insieme alla Career Counselor Chiara Pezzini vediamo come scrivere contenuti efficaci per il tuo curriculum e utilizzare al meglio questo strumento.

 

Quale formato bisogna utilizzare per creare il proprio CV?

Quello del formato è uno dei temi che affronto spesso con gli utenti che richiedono consulenza di orientamento. Primo punto: usare il modello Europass oppure no? Molti sostengono che il curriculum Europass sia ormai superato. In particolare essendo ormai stato utilizzato da moltissime persone, rischia l’effetto “fotocopia”. Questo modello sarebbe quindi inflazionato, poiché sempre uguale e non personalizzato. Secondo me non bisogna demonizzare a tutti i costi l’Europass. Il mio consiglio è quello di adattare il CV alla candidatura. Se ti proponi per un ruolo creativo, trova un formato diverso, o costruiscilo in modo originale. Se ti proponi per un ruolo impiegatizio puoi anche utilizzare l’Europass o comunque utilizzare un formato non particolarmente creativo. Comunque la si voglia vedere, il modello Europass ha un vantaggio. Essendo sempre uguale, l’occhio del selezionatore è abituato a muoversi su questo tipo di documento. Ciò significa che in fase di screening dei CV (operazione che si svolge con tempistiche molto ristrette) troverà più facilmente ciò che cerca, sapendo esattamente dove reperire le informazioni che gli servono. Da questo punto di vista avere un curriculum “come tanti altri” è un vantaggio. Se hai le caratteristiche che ti rendono un candidato idoneo, verrai subito individuato come tale.
Se anche si decide di non utilizzare l’Europass, questo può comunque essere un utile strumento per capire quali informazioni indicare sul proprio CV e in che ordine. Questo tipo di formato comprende tantissime voci. Valuta tu quali utilizzare, oltre a quelle indispensabili. Internet comunque pullula di idee e modelli riguardo al formato, puoi prendere molti spunti dalla rete.

 

 

È sufficiente avere un solo CV?

Quella di avere un solo CV “jolly” è una scelta che potrebbe non pagare. È ovvio che un neolaureato potrebbe non avere le idee chiarissime su cosa fare. Se hai individuato in modo preciso il contesto in cui proporti valgono le indicazioni fornite in precedenza: è importantissimo presentarsi in modo adeguato al tipo di candidatura. Se hai obiettivi professionali diversi (per esempio ti interessa candidarti sia nelle risorse umane che nel commerciale), una mossa intelligente è quella di creare CV diversi, studiati ad hoc per le differenti tipologie di settore e mansione. L’ideale sarebbe poi modificare i dettagli in funzione dell’obiettivo preciso, ovvero della singola posizione lavorativa per cui ci si propone. Su alcuni portali di ricerca per lavoro puoi caricare diversi curricula, in modo che tu possa di volta in volta utilizzare quello più adatto a seconda dell’offerta a cui rispondi.
Non è una scienza esatta: sta a te leggere l’ambiente e regolarti di conseguenza.

 

 

Come si descrivono le esperienze professionali?

Lavori part-time, lavoretti e attività continuative o reiterate (esempio: organizzazione di riunioni e collettivi, ripetizioni, baby-sitting) possono essere a pieno titolo indicati come esperienze professionali. Ricorda che comunque il CV dev’essere adeguato alla candidatura anche nei contenuti. Se ad esempio ti proponi per uno stage in cui gli unici requisiti richiesti solo la laurea e la conoscenza dell’inglese, per essere efficace devi fare risaltare questi aspetti più che le tue esperienze professionali.

Se sei un neolaureato senza nessuna esperienza professionale, devi puntare molto sulle soft skills. Non basta dichiarare il proprio titolo di studio: bisogna far capire chi sei e qual è il tuo potenziale. Pensa alle attività anche occasionali che hai svolto durante i tuoi studi. Per esempio puoi dire che hai sviluppato competenze organizzative occupandoti di eventi, gruppi di studio o programmi Erasmus. Stessa cosa vale per altre competenze personali come capacità comunicative e relazionali, o per le abilità creative. Queste, più che sotto la voce “esperienze professionali”, sono da indicare in una sezione dedicata alle competenze soft (che vedremo a breve).
La lunghezza ideale del CV non supera le 2 pagine. La persona con tanta esperienza deve “stringere”, il neolaureato può essere più descrittivo (ma non troppo). Le descrizioni con cui puoi ampliare le varie voci devono fare emergere le competenze soft e le skills tecniche che ti appartengono. Per farlo al meglio bisogna sottolineare gli aspetti più importanti delle tue attività. Ti faccio un esempio. Hai fatto il barista d’estate in una località turistica. Tutti sanno che un barista prepara bevande e caffè, non c’è bisogno di specificarlo. Concentrarti sul fatto che ti relazionavi con una clientela internazionale, che gestivi i fornitori e l’organizzazione del locale, che hai lavorato bene anche in situazioni di stress. In ogni caso bisogna fare risaltare qualcosa che sia in linea con la posizione per cui ci si candida, senza però essere troppo prolissi.

È importantissimo mettere in evidenza eventuali esperienze all’estero. Sono sempre molto ben viste dalle aziende. Il fatto che tu abbia vissuto in un paese straniero per un periodo, meglio se studiando o lavorando, è ottimo biglietto da visita.

 

Cosa si deve indicare nella sezione dedicata agli studi?

In questa sezione bisogna indicare i titoli conseguiti durante il proprio percorso di formazione. Si può scegliere anche di inserire la scuola superiore di provenienza, ma è poco utile andare più in là (indicando addirittura la scuola media). Presumibilmente il punto più importante in questa sezione è la laurea. Se lo ritieni significativo, oppure non hai molte esperienze lavorative, puoi inserire anche le materie principali del tuo corso di studi o il titolo e l’argomento della tesi. Questo darà più informazioni riguardo al tuo profilo.

Le votazioni relative a laurea e master si possono indicare oppure omettere. È consigliabile inserirle se superiori al 100. Attenzione però: alcune aziende le considerano importanti. In questo caso è indispensabile indicare il voto di uscita.

Se hai seguito dei corsi per interesse o passione, ma questi non sono mirati all’acquisizione di competenze professionali in senso stretto, puoi indicarli nella sezione dedicata agli hobby. Questo a patto che siano idonei al tipo di candidatura.

 

 

Dove si inseriscono i corsi fatti al di fuori del contesto scolastico?

Altri percorsi di formazione, se consistenti e strutturati, vanno inseriti sotto la voce “formazione extracurriculare” o “formazione post-graduate” (se fatti dopo la laurea). Eventuali corsi di formazione o di specializzazione (scrittura creativa, fotografia, PNL, social media marketing etc.), se pertinenti rispetto alla tua candidatura e significativi per te, sono un punto a tuo favore. Valuta tu se menzionarli anche nella sezione soft skills utilizzandoli come mezzo per contestualizzare una determinata abilità.

 

 

Come si descrivono le competenze?

Le competenze che non possono non avere una sezione dedicata sono quelle linguistiche e quelle informatiche.
Nel CV Europass ti basterà compilare i relativi campi. Se invece crei tu un formato, ricordati di inserire delle sezioni apposite. Se hai conseguito certificazioni di lingue straniere è bene specificarne anche il nome e indicare il livello raggiunto. Lo stesso vale per la sezione IT (per esempio con l’ECDL). Se non hai certificazioni, ma comunque conosci delle lingue straniere, puoi indicare in che occasione hai potuto apprenderle. Anche se hai acquisito competenze informatiche da autodidatta è bene specificarle.

Le competenze soft potrebbero già emergere dalla descrizione delle tue esperienze lavorative. Se questa parte ti soddisfa, potresti anche non dedicare loro una sezione a parte. Se non fosse così, allora inseriscile dopo quelle linguistiche e IT. Nel CV Europass ci sono delle sezioni riservate alle soft skills. Se decidi di utilizzare un altro formato, assicurati di trovare il giusto spazio per queste competenze.

La soft skills, se elencate in una sezione apposita, vanno sempre e comunque contestualizzate. Non ha senso scrivere “ottime capacità comunicative” senza aggiungere ulteriori dettagli. Dove le hai acquisite? In che modo? Bisogna sempre fornire qualcosa di concreto a supporto di una competenza che dichiari di avere. Un esempio potrebbe essere: “ho sviluppato notevolmente le mie capacità comunicative lavorando come PR”.

 

 

Tema “interessi”. È il caso di parlarne sul CV?

La risposta è: dipende! Se hai un hobby “scontato” e piuttosto generico (della serie “mi piacciono i film”), non è il caso di specificarlo, o almeno non in questo modo. Se vuoi raccontare di te tramite una tua passione, fornisci qualche dettaglio e aiuta il tuo interlocutore a leggere nel modo giusto questa informazione.
Se hai fortuna il selezionatore avrà le tue stesse passioni. In questo caso creeresti una forte empatia (il che non può che esserti d’aiuto). In ogni caso dettagli del genere possono destare curiosità o comunque aiutare i recruiters a ricordarsi di te fra le varie candidature.

Lo sport può dire molto di una persona. Hai fatto sport individuali o di squadra? A livello amatoriale o agonistico? Informazioni come queste sono preziose. Dicendo che hai giocato sin da piccolo a pallavolo fai capire al recruiter che potresti essere molto propenso al lavoro di gruppo anche in azienda. Se eri il capitano della squadra significa che hai mostrato doti di leadership. Chi si accosta alle discipline orientali (yoga, arti marziali) di solito ha molto autocontrollo e tende a voler gestire al meglio lo stress. Anche nella sezione dedicata alle competenze trasversali, se ce n’è qualcuna maturata grazie ad una tua passione, puoi specificarlo.

Gli hobby artistico-creativi, se sono utili ai fini della tua candidatura, sono da menzionare. Se suoi in una band hai fatto team-work. Scrivi poesie o racconti? Probabilmente sei creativo e  fantasioso. Se hai scritto in inglese hai anche allenato la tua conoscenza della lingua. Hai un blog? Parlarne è molto utile, soprattutto se cerchi lavoro in ambito editoriale. Anche se hai una passione per i social puoi dirlo. In certi settori è una buona carta da giocare.

 

 

Bisogna mettere la propria foto sul CV?

Il tema è molto dibattuto. Foto si o foto no? Molti dicono no. Secondo me va messa, a patto che sia idonea. In alcuni settori è espressamente richiesta (fashion e retail, per esempio). Per le mansioni impiegatizie non è necessario inserire la foto. Sicuramente però è molto utile, perché la foto “aiuta” la memoria di chi scorre il tuo CV. Nelle aziende e nelle agenzie arrivano ogni giorno moltissimi curricula. La foto è un elemento che aiuta a ricordare. L’occhio è attratto dalle immagini e la memoria fotografica funziona meglio di quella auditiva (che utilizziamo anche per memorizzare ciò che leggiamo). Se la foto è fatta bene attrae l’attenzione nel modo giusto: fa soffermare il recruiter sul tuo curriculum. Questo va tutto a tuo vantaggio.

Inoltre considera il fatto che in alcune aziende, soprattutto in quelle grandi, viene richiesta la foto-tessera del candidato in fase di colloquio. Meglio farsi trovare preparati.

 

 

La lettera di presentazione è necessaria?

La lettera di presentazione deve accompagnare il CV quando lo si invia ad un’azienda. È ancora più utile se si tratta di un’autocandidatura. È meno indicato inviarla se mandi il CV alle agenzie per il lavoro (specialmente se non ti stai riferendo a un’offerta specifica).

 

 

 

Si ringrazia per il prezioso contributo

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Chiara Pezzini

Career Counselor

 

 

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