Chiara, un’artista nel mondo delle risorse umane

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Ci sono strade inaspettate che attendono chi sa guardarsi attorno con occhio creativo.

Il percorso di Chiara ne è un esempio formidabile. Scopri come una laureata in Scienze dei Beni Culturali è diventata Career Counselor in un’azienda multinazionale leader nel settore delle risorse umane.

 

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Chiara Pezzini

Career Counselor

Laureata in Scienze dei Beni Culturali nel 2006

 

Chi è Chiara?

Sono una persona sempre alla ricerca di se stessa. Questo è il filo conduttore che mi accompagna da tutta la vita. Parlo di crescere, aggiungere pezzi alla mia identità attraverso gli altri (che secondo me sono ottimi specchi) e attraverso passioni e interessi che possono migliorarmi.

 

3 parole per descriverti

Empatica, lunatica, riflessiva.

 

Cosa sognavi di fare da grande?

Da bambina ero indecisa tra il diventare una ballerina oppure un’archeologa. Da ragazza volevo fare la cantante in una band rock oppure la pittrice. Una volta laureata sognavo semplicemente di trovare un lavoro!

Adesso, da grande, sogno di fare l’insegnante di yoga (senza però abbandonare il mio impiego).

 

Come ti sei avvicinata ai tuoi studi?

Da piccola mi piaceva molto disegnare. Ero attratta da tutto ciò che era figurativo. È sempre stata una parte molto importante della mia infanzia: disegnare e colorare era un gioco. Alle medie mi consigliarono di fare il classico, o comunque un liceo. Io scelsi l’artistico sperimentale. Aveva molte materie umanistiche, come il classico e lo scientifico (mancavano solo greco e latino). Finito il liceo ho frequentato un anno di scuola grafica, con specializzazione pubblicitaria. L’ho interrotta prima del termine. In quel periodo ero molto idealista. La pubblicità per me voleva dire consumismo e questo non mi piaceva. Nel frattempo hanno aperto la facoltà di scienze dei beni culturali alla Statale di Milano. Era un segno del destino: mi sono iscritta appena ho potuto. Ho proseguito i miei studi artistici e allo stesso tempo ho avuto una preparazione umanistica e letteraria. Scienze dei beni culturali era la giusta via di mezzo che cercavo.

 

Cosa ti è piaciuto di più di questo percorso?

Ovviamente la materie artistiche. Mi è piaciuta moltissimo anche l’ampia preparazione in ambito letterario-umanistico. Questo nonostante tutti i limiti del caso (era prevista poca pratica, purtroppo). Dell’università ricordo con piacere la spensieratezza del clima e l’apertura mentale dell’ambiente. È vero, all’epoca gli esami erano preoccupazioni enormi, ma nulla di insormontabile in fondo.

 

Cosa ti hanno dato i tuoi studi? Hai dovuto integrarli?

Innanzitutto i miei studi mi hanno dato la possibilità di trovare il lavoro che svolgo tutt’ora. Lavoro da dieci anni in Randstad, che come requisito base richiedeva una laurea.

Secondo me il grande merito della mia facoltà è che fa vedere le cose da tantissimi punti di vista. Studiavamo storia dell’arte, filosofia e letteratura, materie che si collegavano molto tra di loro. C’era un filo conduttore che univa le cose che studiavo. L’evoluzione della letteratura e dell’arte nel corso della storia andava nella stessa direzione. Potevi trovare tantissimi collegamenti tra pensiero, storia, cultura e arte. Così avevi una visione a tutto tondo, un collante per unire cose diverse. Osservare il mondo da diversi punti di vista, cogliere le sfaccettature, capire i fenomeni nel loro insieme. Queste sono abilità utilissime nella vita quotidiana e nel lavoro.

Dopo 2-3 anni che lavoravo nelle risorse umane ho deciso di integrare le mie competenze in ambito amministrazione e gestione. Così ho frequentato un master di una scuola privata in formula week end. Il percorso è durato un anno. Ho contestualizzato con nozioni teoriche molte cose che già facevo lavorando in ambito HR. In tema di selezione e gestione del personale il master mi ha aiutata a fissare determinati concetti relativi a cose che già facevo (ormai in maniera automatica), ma senza comprendere a fondo il perché. Questo percorso è stato un utile mezzo per integrare competenze che avevo già acquisito.

 

Com’è stato il tuo ingresso nel mondo del lavoro?

Direi decisamente casuale. Premetto che ho sempre lavorato durante gli studi universitari. Facevo i classici lavoretti da studente: volantinaggio, interviste telefoniche serali in call center, ripetizioni, baby-sitting. Dopo essermi laureata inviai il mio CV a gallerie e musei. Non ottenni risposte, se non per stage non retribuiti e collaborazioni occasionali. Tornando da un colloquio, mentre ero in tram, vidi sulla strada una filiale Randstad. Non sapendo esattamente cosa fosse, incuriosita, sono scesa alla fermata più vicina. Dopotutto avevo con me un plico di CV, perché non fare un tentativo?

Sono entrata in filiale senza sapere esattamente cosa stessi facendo. Mi accolse un Account Manager, che stava buttando fuori dal locale l’acqua con il mocio (si era rotta una tubatura!). Chiesi timidamente se potessi entrare. Nonostante l’allagamento, quella persona fu molto disponibile con me. Mi disse che Randstad stava cercando neolaureati per ampliare l’organico di una filiale di Milano. Mi spiegò in cosa consistesse l’attività dell’Account Manager. Si trattava di ricoprire un ruolo triplice, che comprendeva attività commerciale, recruiting e amministrazione del personale. Scherzando mi disse anche: “come vedi, all’occorrenza, ci occupiamo anche dei lavori di manutenzione della filiale”. Il ruolo mi è sembrato interessante, soprattutto perché sembrava affine alle mie inclinazioni. Così ho fatto i colloqui di selezione. Durante l’iter ho cercato lavoro anche in altre aziende sempre nell’ambito delle risorse umane. Alla fine mi sono trovata a dover scegliere tra Randstad e Adecco, i due principali players nel mondo delle agenzie per il lavoro. Mi era piaciuta molto di più la Branch Manager di Randstad con cui avevo fatto uno dei colloqui. Ora sono 10 anni che lavoro in questa realtà. Ci tengo a specificare un dettaglio: a colloquio la mia esperienza di intervistatrice in call center ha fatto colpo sui miei interlocutori ed è risultata essere un elemento decisivo. Chi l’avrebbe mai detto?

 

Dove sei ora?

Adesso sono Career Conselor in Randstad. Offro consulenze e svolgo e attività di orientamento destinate a disoccupati e inoccupati. Inoltre gestisco progetti di politiche attive regionali (dote lavoro, garanzia giovani) e progetti aziendali privati (finanziati dal fondo Formatemp). Sono diventata Career Counselor dopo 7 anni di attività come Account Manager in vari dipartimenti. Randstad comprende diverse specialties, come banking, finance, IT e retail. Ogni specialty è dedicata ad un preciso ambito lavorativo, e di conseguenza l’attività si concentra su una tipologia di aziende e profili ben circoscritta. È stato molto interessante cambiare diversi dipartimenti. Pur facendo sempre il lavoro di Account Manager, ho potuto selezionare profili diversi per aziende e ambiti differenti, cosa che ho trovato molto stimolante. Era bello conoscere realtà diverse e affrontare di conseguenza vari tipi di selezione.

Il motivo per cui dopo 7 anni ho deciso di diventare Career Conselor è che dei vari aspetti del mio lavoro di Account Manager mi interessava approfondire la selezione del personale. Stavolta però volevo esplorare un’altra prospettiva e mettermi dalla parte del candidato (e non più dell’azienda che ricerca risorse). Ora, insieme a chi richiede il servizio di counseling, faccio bilanci di competenze e strutturo percorsi di orientamento. Posso dire di essermi “trasferita” a tutti gli effetti dal lato delle aziende al lato dei candidati.

 

Quali sono i tuoi hobby e interessi?

La mia passione più grande è lo yoga. Vorrei diventare un’insegnante e continuare ad esplorare questo mondo. Non amo molto gli sport. Lo yoga è una disciplina in cui fai attività fisica e allo stesso tempo ti immergi nella filosofia. Esprime una visione della vita che a me interessa e che mi piace molto. Sono attratta in generale dalle culture orientali.
Mi piace viaggiare e conoscere posti nuovi: è proprio quando sei lontano da tutto e tutti che ti conosci davvero. Il viaggio è un’occasione per vivere davvero la tua persona, senza preoccupazioni, schemi o routine di alcun genere. Questo secondo me è impagabile.
Anche la musica mi è sempre piaciuta molto. Da adolescente cantavo in gruppo che faceva cover degli Skid Row e dei Guns’n’Roses. A volte suonavo un pò la chitarra. Ora mi sono riavvicinata al fare musica con i canti indiani, imparando a suonare l’armonium al corso di yoga. È simile a un piccolo pianoforte a soffietto e si suona stando seduti a terra. L’ascoltare musica di diversi generi è sempre stata una costante per me. Vado spesso ai concerti e amo moltissimi generi. Metal, Italiana, Rock, Reggae… Quasi tutti, purché abbiano un “senso”. Di recente sono stata a un concerto di Ben Harper. È un artista che apprezzo molto proprio perché, con la sua flessibilità, interpreta appieno i miei gusti musicali.
Mi piace anche sciare e fare trekking. Questo soprattutto perché adoro stare all’aria aperta in posti stupendi. Amo stare in mezzo alla natura. Tutto ciò che mi allontana dal cemento fa al caso mio.

 

Che consigli daresti a chi ha intrapreso un percorso di studi umanistici?

La laurea umanistica tendenzialmente fa sviluppare apertura mentale e flessibilità. Consiglio vivamente di essere curiosi e di considerare diverse possibilità di carriera. Non sempre è utile fissarsi in modo esclusivo su una singola strada. Approcciandosi al mondo del lavoro per la prima volta può essere saggio provare a individuarne due o tre, soprattutto se non si hanno le idee chiare al 100%. Da giovani si può sperimentare. Poi, col tempo, si arriverà a capire qual è la strada giusta da seguire. Ci sono tantissimi percorsi diversi che si possono intraprendere, basandosi in primis sulle proprie attitudini e sui propri interessi. Tenere la mente aperta a diverse possibilità spesso paga. Per me è stato così. Non avrei mai pensato di lavorare nell’ambito delle risorse umane dopo aver studiato scienze dei beni culturali. Eppure lo faccio da 10 anni.
Un altro consiglio che mi sento di dare ai neolaureati è questo: bisogna cercare di portare ad un livello molto alto la conoscenza dell’inglese e possibilmente di seconda lingua straniera. Per farlo è utilissimo intraprendere esperienze all’estero (stage, soggiorni, studio, lavoro).
Per ricercare attivamente lavoro bisogna sfruttare tutti i canali a propria disposizione. Monitorare costantemente i portali dedicati, utilizzare LinkedIn, partecipare ai career days o agli eventi di settore, inviare autocandidature (spesso ingiustamente sottovalutate). Bisogna crearsi concrete possibilità di contatto con le aziende.
Anche parlare con le altre persone del fatto che si sta cercando lavoro è molto utile. Il passaparola è uno degli strumenti più efficaci: da cosa nasce cosa!

 

 

2 pensieri riguardo “Chiara, un’artista nel mondo delle risorse umane

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