Le carte vincenti delle lauree umanistiche

Reading Time: 6 minutes

Ti sei laureato.

E ora, che fare?

 

Il passaggio dall’università al mondo del lavoro è un momento molto particolare nella vita di una persona. Un ciclo termina, e devi trovare il modo per iniziare il successivo. La consapevolezza di avere delle buone carte da giocare è la chiave per affrontarlo con atteggiamento positivo e costruttivo.

 

In questo articolo capiamo quali i sono punti di forza di chi ha scelto un percorso di studi in ambito umanistico con lo psicologo del lavoro Sergio Di Minica.

 

Probabilmente hai scelto il tuo indirizzo laurea perché hai seguito una tua passione. Una volta terminato il percorso, il tuo nuovo obiettivo presumibilmente è quello di mettere a frutto il tuo impegno e  iniziare a lavorare.

Una fase di iniziale disorientamento è da mettere in conto:

È normale che il mondo del lavoro ti sembri un pò complicato.

Gli sbocchi professionali dati dalla tua laurea potrebbero non essere quelli che immaginavi.

Quest’ultima frase però non è affatto da leggere in accezione negativa.

Infatti c’è una buona notizia. Durante l’università hai acquisito competenze tramite le materie didattiche, sei stato in grado di organizzare in modo autonomo lo studio, hai portato a termine degli obiettivi precisi.  Le abilità acquisite in questo modo, abbinate alle tue inclinazioni personali, ti possono aprire opportunità di carriera in settori, posizioni e aziende diverse. Una laurea di tipo umanistico non è un binario diretto che conduce inevitabilmente verso una determinata tipologia di professione. Certamente può dare una direzione, ma è possibile deviare il percorso verso differenti destinazioni.

Ci sono varie strade che si possono aprire. Non resta che individuarle e mettersi in gioco.

Ti faccio qualche esempio. Non è detto che chi si è specializzato in beni culturali possa (e debba) esclusivamente trovare lavoro come curatore di mostre, o comunque in contesti museali. I laureati in lettere, storia e filosofia non sono ineluttabilmente destinati all’insegnamento.

Esistono sono molti modi differenti per mettere a frutto i propri studi e le proprie potenzialità.

Il punto è che bisogna guardare al mercato del lavoro con occhio creativo.

Attualmente la professionalità viene concepita dalle aziende come specializzazione, soprattutto se si parla di realtà grandi.

Presentarsi come una figura di “tuttofare” funziona bene se ci si rivolge alle PMI (piccole-medie imprese).  Siccome le aziende piccole e medie spesso hanno un budget limitato per il personale, non possono permettersi troppe figure eccessivamente specializzate. Per questo il dipendente ideale per una PMI deve saper ricoprire diversi ruoli in base alle esigenze quotidiane.

Nelle multinazionali o in aziende grandi la divisione interna in mansioni e ruoli specializzati costituisce la normalità. Perciò spesso non basta la sola laurea, qualunque essa sia, per essere assunti e trovare una stabilità lavorativa. Occorre fare esperienze formative come gli stage oppure approfondimenti come i masters e i corsi di specializzazione (che spesso, comunque, prevedono uno stage al termine). Certamente è possibile essere assunti in prima battuta, ma non ci si deve stupire o spaventare se il contratto sarà e tempo determinato: rientra tutto nelle logiche attuali del mondo del lavoro. Questa tendenza è da sfruttare a proprio favore.

Il periodo post-lauream è il momento in cui si deve individuare la propria strada e fare esperienze che consentono di specializzarsi.

Questo però non equivale a dire che ci sia una sola possibilità per determinare la propria destinazione professionale.

I primi tempi dopo la laurea possono essere dedicati alla sperimentazione dei settori. Infatti non è detto che una volta laureato tu sappia già che cosa farai nella vita. Gli stage e i contratti a tempo determinato da questo punto di vista ti permettono eventualmente di orientarti verso nuovi e diversi interlocutori senza troppe remore. Bisogna ricordarsi però che sperimentare troppo o senza coerenza non è positivo per te né costituisce un buon biglietto da visita. Quindi è fondamentale pensare bene alle proprie scelte e restare focalizzati sui propri obiettivi. Cambiare idea è OK, ma bisogna farlo con consapevolezza. L’importante è che ogni step costituisca un arricchimento e una crescita.

 

Parliamo ora delle competenze che hai acquisito con i tuoi studi.
Sicuramente le prime domande che un recruiter pone a un neolaureato in sede di colloquio somigliano molto a queste:

  • Come hai vissuto gli anni di studi?
  • Come affrontavi gli esami? Come ti preparavi?
  • Quali materie hai trovato più semplici? In quali hai trovato difficoltà?
  • Studiavi in gruppo?

 

Perché proprio queste domande?

Il senso è capire quali sono le tue capacità e le tue attitudini, come gestisci lo stress, come ti organizzi, come ti approcci ai compiti e agli obiettivi. Inoltre per un recruiter è importante sapere se facevi gioco di squadra coi colleghi di università.

Indagando questi aspetti, il selezionatore punta quindi a far emergere le soft skills che identificano quali sono le tue abilità e inclinazioni. Da queste il tuo interlocutore potrà capire qual è il tuo potenziale.

Parti dal presupposto che come laureato in ambito umanistico, il tuo punto di forza sono proprio le soft skills.

Se avessi intrapreso un percorso universitario orientato a discipline tecniche, avresti un buon bagaglio di competenze specifiche e immediatamente applicabili su un preciso lavoro. Praticamente saresti già pronto per ricoprire una mansione anche molto specialistica. Detto in poche parole, avresti sviluppato delle hard skills già spendibili.

Il tipo di studi che hai scelto ti ha certamente fornito determinate competenze tecniche, ma queste non sono facilmente spendibili in campo aziendale (a parte per quanto riguarda la conoscenza delle lingue straniere).

Ti faccio un esempio.

Sei un ottimo latinista. Se decidessi di diventare insegnante potresti approcciarti al tuo lavoro forte delle tue competenze tecniche riguardanti la lingua latina. Ma in azienda come potresti spenderle?

Per questo le soft skills sono davvero importanti per chi ha una laurea in ambito umanistico: sono ciò che al momento hai da offrire in modo concreto a un’azienda.

Questo non significa affatto che tu abbia poco da dare: le competenze soft rivestono un ruolo fondamentale in ambito lavorativo.

 

Ricordi quando ti ho detto che le soft skills sono il tuo punto di forza?

Ora capiamo nel dettaglio il perché.

Buona parte delle lauree tecniche prevede esami che consistono in prove pratiche o scritte. Al contrario, i percorsi di laurea in discipline umanistiche prevedono un gran numero di esami orali. Questo significa che hai studiato gli argomenti, li hai compresi e approfonditi, facendoli tuoi. In sede di esame hai poi saputo esporli e riargomentarli a modo tuo.

Fermo restando che tutto va in funzione della persona, un laureato in ambito umanistico ha solitamente sviluppato ottime capacità comunicative, di espressione e di argomentazione. Inoltre molto probabilmente hai saputo adattarti all’interlocutore, utilizzando il registro linguistico e le modalità di comunicazione più giuste. Le capacità di questo tipo sono la base indispensabile per ricoprire tantissimi ruoli professionali. Infatti sono imprescindibili per svolgere tutte le mansioni a contatto col pubblico (come ad esempio quelle di tipo commerciale), oppure che riguardano la comunicazione (anche quella scritta naturalmente).

Affrontare un testo, comprenderne i contenuti chiave ed esporli con proprietà di linguaggio significa allenare la capacità di analisi e quella di sintesi. Nelle agenzie di marketing e comunicazione, nelle agenzie per il lavoro e nelle aziende che forniscono servizi taylor made è fondamentale saper identificare le esigenze del cliente e fornirgli la soluzione più adatta a soddisfarle. Avere ottime doti di analisi e di sintesi è un buon punto di partenza per sperimentarsi in contesti del genere, per esempio.

Altra abilità che tendenzialmente si sviluppa grazie ad un percorso di studi umanistici è l’intelligenza emotiva. Entrate in empatia, capire il punto di vista dell’altro: lo hai fatto ogni volta che ti sei approcciato allo studio del pensiero o delle opere di qualche autore (filosofo, letterato, o personaggio storico che fosse). È per questo che le figure provenienti da indirizzi di tipo umanistico sono richieste nell’ambito delle risorse umane o nel customer care.

Non è da sottovalutare il fatto che lo studio delle discipline umanistiche possa rivelarsi un’ottima palestra per sviluppare la propria apertura mentale e un certo spirito critico. Avere un atteggiamento curioso nei confronti delle diversità, saper leggere i cambiamenti ed essere in grado di valutare le nuove possibilità che essi aprono (o i rischi che essi comportano) sono capacità utilissime in un mondo globalizzato e in continua evoluzione. Naturalmente una mente aperta e d’altra parte un atteggiamento critico sono attributi utili anche al di là dell’ambito professionale.

Ricapitolando, gli studi che hai intrapreso ti hanno dato competenze tecniche che difficilmente potrai applicare nel mondo del lavoro, almeno in ambito aziendale. Se la tua carriera invece si svilupperà in settori completamente inerenti al tuo percorso di studi, ricorda comunque che è necessario fare esperienza e tenersi costantemente aggiornati. Questo tuttavia vale per ogni tipo di percorso professionale, a prescindere dalla facoltà di provenienza.

Se deciderai di proporti in contesti aziendali, non dimenticare che molto probabilmente hai sviluppato in modo notevole alcune soft skills di fondamentale importanza. Naturalmente questo varia da persona a persona, ma i presupposti restano.

I recruiters che incontrerai nei tuoi colloqui di lavoro indagheranno proprio alla ricerca delle competenze soft che ti caratterizzano. Ricorda che questo è un bene, perché tali competenze sono molto trasversali, quindi applicabili a diverse mansioni e in moltissimi ambiti. Gioca bene le tue carte.

 

Sei all’inizio del tuo percorso professionale: concentrarti sulle soft skills che ti caratterizzano e cerca un settore in cui puoi spenderle al meglio. Con l’esperienza pratica in azienda o con l’approfondimento (ovvero frequentando eventualmente corsi e masters) acquisirai anche le competenze tecniche richieste nell’ambito in cui sceglierai di cimentarti.

Inoltre non bisogna demonizzare gli stage: se ben strutturati (e se non li prendi “sotto gamba”) ti daranno un bagaglio di capacità, esperienze e conoscenze che potranno guidare le tue scelte professionali e aprirti nuove opportunità.

 

Guardarti attentamente attorno e non dare per scontato che potrai fare solo ciò per cui hai studiato. Ci sono diverse strade che possono aprirsi per te, anche in settori che non immaginavi. Devi essere abile nell’individuare le tue inclinazioni. Dopodiché non ti resta che metterti in gioco e trovare il percorso giusto per te. E ricorda: non demordere se inizialmente dovessi incontrare qualche difficoltà, fa tutto parte del pacchetto (e può capitare a tutti!).

 

Si ringrazia per il prezioso contributo

229458d

 

Sergio Di Minica

Psicologo del lavoro e Account Manager Politiche Attive

 

 

Lascia un commento