Stage top vs. stage flop: come scegliere un tirocinio valido

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In questo articolo affrontiamo un tema molto importante per i più giovani. Come si valuta l’utilità dei tirocini formativi?

Stage o non stage, questo è il dilemma. La parola “stage” suscita reazioni contrastanti. Fare un periodo da tirocinanti può essere un’opportunità oppure è una perdita di tempo?

La risposta è: dipende!

Scopriamo assieme al nostro esperto e psicologo del lavoro Sergio Di Minica in quali casi lo stage possa rivelarsi un’esperienza formativa utile e in quali circostanze sia poco conveniente intraprendere questo tipo di percorso.

 

Che cos’è lo stage?

Per la legge italiana gli stage sono percorsi di formazione finalizzati alla crescita professionale.

Sono generalmente destinati a persone che fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro, oppure che si approcciano per la prima volta ad un settore in cui ancora non hanno maturato esperienza. Non è comunque fissato un limite d’età per poter intraprendere questo tipo di percorso.

Essi sono momenti di formazione pratica, e tipicamente si sviluppano al termine di percorsi studi universitari o dei masters.

Lo scopo è quello di permettere all’ex studente di sperimentare sul campo le nozioni apprese durante gli studi e soprattutto di acquisire competenze tecniche in un determinato settore.

Uno stage può essere anche un’opportunità per inserirsi in un ambito professionale finora sconosciuto alla persona. Se si è intenzionati a cambiare settore (passando per esempio dalla comunicazione alle risorse umane), uno stage formativo è un passo che può permettere di riqualificarsi.

Uno stage non costituisce rapporto di lavoro. È un percorso formativo regolato da una convenzione che coinvolge 3 parti: stagista, soggetto ospitante ed ente promotore.

Lo stage è tendenzialmente considerato in un’accezione negativa dall’opinione pubblica.

Questo fenomeno trova la sua origine nel malcostume di alcune aziende che hanno utilizzato lo stage come mezzo per avere forza lavoro a costi irrisori. Inoltre, fino a pochi anni fa, era possibile per un’azienda non fornire alcun tipo di rimborso agli stagisti. Oggi solo gli stage curriculari non prevedono l’obbligo di corrispondere al tirocinante un’indennità.

In realtà lo stage, se fatto in un’azienda seria che agisce in conformità alle leggi vigenti, può essere un’ottima opportunità per i giovani che iniziano la loro carriera. Il punto è saper individuare il contesto giusto in cui svolgere questo percorso.
Distinguiamo insieme i casi in cui lo stage si configura come un’esperienza utile dai casi in cui lo stage è un’opzione da scartare.

Lo stage top: caratteristiche di un ottimo tirocinio formativo

In primo luogo, per essere sicuri che uno stage possa essere un’esperienza utile, bisogna assicurarsi che sia offerto da un’azienda che opera con serietà e che si impegna a garantire i diritti e la tutela del tirocinante (non solo sulla carta).

Un’azienda seria non promette in modo vago un’assunzione al termine del tirocinio per attirare più candidati. Se il tirocinio ha come finalità l’assunzione, questa prospettiva dev’essere consistente in caso lo stagista si dimostri essere una risorsa valida. Piuttosto che credere a promesse dubbie, è meglio accettare la proposta di un’azienda che dichiara da subito che il periodo di stage non ha finalità di assunzione.

In questo modo, verso la fine del periodo di tirocinio, lo stageur potrà iniziare a guardarsi attorno alla ricerca di nuove opportunità, senza farsi paralizzare da false speranze.

Inoltre è da tenere presente che le aziende più serie preferiscono non rendere manifesta la volontà di assunzione del tirocinante se non hanno la certezza di voler operare in questo modo e di potersi permettere un dipendente in più.

A volte comunque questa eventualità si verifica, magari in modo inatteso, concretizzandosi in proposta di assunzione (se c’è possibilità da parte dell’azienda e impegno da parte dello stagista). Meglio una bella sorpresa che un’aspettativa delusa!

È molto importante che l’azienda presenti al tirocinante un piano formativo ben strutturato e finalizzato all’acquisizione di competenze precise. Lo svolgimento dello stage deve effettivamente rispettare le linee guida e gli obiettivi stabiliti al momento dell’attivazione.

Un tirocinante dev’essere adeguatamente seguito da un tutor aziendale e possibilmente affiancato da diversi colleghi senior. Lavorare a stretto contatto con chi ha esperienza significa poter ricevere feedback e suggerimenti utili. Inoltre è un buon modo per imparare anche grazie all’osservazione.

Svolgere un periodo di stage significa fare esperienza sul campo in un contesto lavorativo reale. Ma significa anche farlo in modo “soft”. Infatti un tirocinante ha degli obiettivi assegnati tarati in base alla sua “inesperienza”. Questo perché lo stageur deve avere prima di tutto  il tempo per imparare a svolgere la sua mansione.

Il periodo di tirocinio può anche essere utile per riflettere sul proprio orientamento professionale. Non è detto che una persona “azzecchi” al primo tentativo il suo ambito lavorativo ideale. Svolgere un periodo come stagista è un ottimo modo per capire se quella intrapresa è davvero la propria strada oppure se è il caso di rivolgersi altrove (senza avere troppi vincoli).

Quindi possiamo dire che lo stage è “top” se:

  • L’azienda che lo offre è seria e opera in modo regolare
  • È un momento di formazione, crescita e sperimentazione
  • È finalizzato alla concreta acquisizione di hard skills (competenze tecniche)
  • Esiste un piano formativo ben strutturato (che viene effettivamente rispettato)
  • È un momento di crescita personale e professionale
  • L’ambiente e i colleghi favoriscono l’apprendimento
  • Gli obiettivi assegnati allo stagista sono adeguati alla sua condizione

 

Lo stage flop: tirocini formativi da evitare

Lo stage parte da presupposti sbagliati se diventa un “ricatto lavorativo”. Non è giusto minacciare lo stagista di interrompere lo stage allo scopo di farlo “sgobbare” di più. È vero che anche il soggetto ospitante può avvalersi del diritto di terminare in modo prematuro il tirocinio. Questo diritto però non deve essere utilizzato come pretesto per ricattare e sfruttare lo stageur. Conoscere i propri diritti e doveri è indispensabile per potersi tutelare e per valutare la situazione in modo obiettivo. Se il soggetto ospitante inventa regole e impone obblighi infondati allo stagista in vista del proprio tornaconto, forse è il caso di valutare la possibilità di cambiare percorso.

Se l’azienda fa promesse vaghe di futura assunzione e il tirocinio parte da presupposti poco solidi, potrebbe rivelarsi uno spreco di tempo. Gli obiettivi dello stage devono essere chiari fin da subito. Come abbiamo detto prima, meglio scegliere un’azienda che si esprime in modo schietto piuttosto che credere a promesse infondate.

Uno stage risulta poco utile quando gli obiettivi assegnati al tirocinante sono uguali a quelli dei dipendenti. Lo stage dev’essere un’occasione di formazione, non una forma di sfruttamento.  Se lo stagista è “schiacciato” da compiti troppo onerosi e sovraccaricato di responsabilità, o peggio ancora viene utilizzato come tuttofare, la qualità della formazione diventa molto scarsa. Lo svolgimento dell’attività deve attenersi al piano formativo e ai suoi obiettivi.

Bisogna porre molta attenzione nell’osservare il comportamento del tutor aziendale. Se infatti il tutor non supervisiona e non guida l’attività del tirocinante, l’utilità del periodo formativo va messa in dubbio. Lo stagista non dev’essere abbandonato a se stesso.

Lo stage inoltre è poco utile se viene prolungato senza un valido motivo. La durata massima di un tirocinio formativo varia da 6 a 12 mesi (a seconda della tipologia). Il periodo è adeguato al profilo del candidato e al tipo di mansione. Uno stage di tre mesi per esempio può essere prorogato di altri tre, qualora fosse necessario ai fini della formazione. Se però lo stage viene prolungato senza che ve ne sia un’effettiva esigenza, rischierebbe di far perdere tempo prezioso a chi lo svolge. Attenzione alle aziende che fanno le “furbe”.

Inoltre gli stage non sono utili nel momento in cui se ne fanno troppi. Ogni possibile opportunità di crescita è un’occasione da cogliere e sfruttare, è vero. Bisogna però ricordarsi che l’obiettivo finale è quello di lavorare (e ovviamente guadagnare). Passare da uno stage all’altro senza arrivare allo step successivo, ovvero all’assunzione, non è conveniente.

Se si deve costruire la propria professionalità da zero, oppure se si desidera riqualificarsi in un nuovo settore, il tirocinio è un buon mezzo per farlo. Ma se si è già accumulata esperienza in un determinato ambito, continuare svolgere stage in ruoli analoghi non è utile.

Bisogna stare molto attenti a non farsi “fregare”.

Ricapitolando, possiamo dire che lo stage è “flop” se:

  • L’azienda che lo offre parte da presupposti poco chiari
  • L’azienda impone obblighi “inventati” al tirocinante o comunque non si attiene alle normative vigenti in materia di stage
  • Lo stagista non è adeguatamente seguito da un tutor
  • Diventa una forma di sfruttamento
  • Comporta compiti ripetitivi, o comunque non porta ad un’effettiva acquisizione di competenze specifiche

In conclusione possiamo dire che lo stage, se corrisponde ai criteri che lo rendono “top”, è un ottimo modo per entrare nel mondo del lavoro e per sperimentarsi sul campo. Come ogni mezzo, va però utilizzato nel modo corretto e finalizzato a un obiettivo.

Se ti trovi in una situazione che ti convince poco, chiedi subito chiarimenti alla tua azienda e all’ente promotore del tirocinio. Se le risposte non dovessero risultare soddisfacenti, cambia strada prima di perdere altro tempo ed energie.

Se invece stai svolgendo un tirocinio che ha tutte le carte in regola, dai il meglio di te e cerca di imparare il più possibile da questa esperienza: potrebbe aprirti interessanti strade future.
 
 

Si ringrazia per il prezioso contributo

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Sergio Di Minica

Psicologo del lavoro e Account Manager Politiche Attive

 

2 pensieri riguardo “Stage top vs. stage flop: come scegliere un tirocinio valido

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