Role play: il cuore del colloquio di gruppo

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Il momento culminante di un colloquio di gruppo è il role play, ovvero una dinamica studiata ad hoc per creare interazione tra i candidati e per far emergere le loro soft skills.

 

Nel precedente articolo dedicato al tema del colloquio di gruppo abbiamo analizzato, insieme allo psicologo del lavoro Sergio Di Minica, le fasi introduttive dell’assessment. Questo tipo di colloquio è parte integrante dei processi di recruitment di moltissime aziende, specie se grandi e strutturate.

 

In questo articolo, anch’esso redatto con il contributo del nostro esperto, scopriamo come affrontare la parte più sfidante del colloquio di gruppo.

 

 

Che cos’è e il role play? Perchè viene utilizzato come metodo di selezione?

 

Il role play è, come da traduzione letterale, un gioco di ruolo.

È una prova a tempo, in cui viene simulata una situazione, normalmente piuttosto estrema. Essa non è per forza attinente col lavoro. Il gioco prevede che i partecipanti portino a termine un compito preciso entro il tempo stabilito, e che lo facciano come gruppo.

I role play sono studiati per mettere in gioco le soft skills dei partecipanti, in modo che i selezionatori possano individuarle nei candidati e valutare i loro profili.

Da qui i recruiters inizieranno a capire chi ha le caratteristiche personali che la figura ricercata dall’azienda deve possedere, e potrà quindi passare alla fase di selezione successiva (ovvero il colloquio individuale).

 

 

Come funziona il role play?

 

Per capire meglio come funziona il role play, ti illustro un esempio piuttosto famoso: il gioco del deserto. I partecipanti devono immaginare di trovarsi in una situazione estrema, in questo caso di essere passeggeri di un aereo caduto nel deserto, in una zona distante molti chilometri dalla città più vicina. Ai candidati, divisi eventualmente in gruppi più piccoli, viene consegnata una lista di strumenti.  Nel caso del gioco del deserto, ciascun gruppo deve avere definito un elenco degli strumenti ordinati per importanza entro la fine della sessione. Inoltre devono spiegare ai selezionatori come agirebbero per risolvere l’emergenza e perchè si comporterebbero in quel modo (come gruppo).

Non esiste una soluzione giusta in assoluto, ma è indubbio che ci siano oggetti più e meno utili e scelte migliori rispetto ad altre.

La situazione creata è appositamente estrema perché in questo modo è più facile far emergere le dinamiche interne del gruppo. Il gioco di ruolo è particolarmente interessante perché coinvolge tutti, facendoli partire da un piano “neutro” di parità. A partire da questo prenderanno velocemente forma i diversi ruoli dei partecipanti e si evolveranno varie dinamiche relazionali. I conduttori della simulazione spesso puntano sul fare domande-trabocchetto per testare ulteriormente i partecipanti.

Alla fine della sessione, i selezionatori chiedono un feedback ai partecipanti, e chiudono il gioco traendone le conclusioni (senza però dare valutazioni sulla performance delle persone coinvolte).

 

 

Quali soft skills è importante far emergere per risultare dei buoni candidati? Come bisogna comportarsi?

 

Questo dipende dalla posizione per la quale si concorre.

Le soft skills che possono essere valutate utilizzando un role play sono moltissime: leadership, team work, capacità comunicative, di relazione, di mediazione, dialettica, organizzazione, gestione delle obiezioni… Insomma, i recruiters possono ricercare diverse competenze trasversali, quindi non esiste una risposta univoca.

Per rendere più chiara la questione, descriverò alcuni dei ruoli che tipicamente emergono negli assessment.

Esiste la categoria dei leaders. La leadership, ovvero la capacità di influenzare i pensieri e le azioni altrui, si può declinare in diversi modi, non necessariamente positivi in qualsiasi contesto.
Un esempio di leader è quello autoritario: tende a prendere il comando del gruppo in modo “prepotente”, e può essere più o meno aggressivo. Un leader autoritario è necessariamente un cattivo candidato? Assolutamente no! Esistono alcuni tipi di lavoro che richiedono una certa aggressività e competitività, e un leader autoritario potrebbe essere adeguato a ricoprire un ruolo del genere.

Esistono anche i leaders autorevoli. Sono quelli che conquistano la fiducia e il rispetto degli altri. Lo possono fare in diversi modi:  mostrando competenze e capacità maggiori, utilizzando abilmente la dialettica per costruire argomenti forti, oppuredimostrandosi affidabili attraverso il loro operato. In pratica, un leader autorevole è riconosciuto come tale per i suoi meriti.

Una terza tipologia è quella dei leaders carismatici. Essi sono visti dal gruppo come dei capi perchè esercitano una sorta di fascino naturale sugli altri partecipanti o hanno una fama che li precede. Questo tipo di leader emerge piuttosto raramente in un assessment, ma molto spesso si trova nelle aziende.

Un altro “tipo umano” che spesso si incontra nei colloqui di gruppo è il partecipante compulsivo: parla sempre (talvolta a sproposito) e vuole emergere a tutti i costi. Spesso per riuscirci passa sopra gli altri.

Poi c’è quello che potremmo chiamare “ascoltatore silente”. Questo personaggio resta nell’ombra, ascolta e non partecipa.

Un personaggio difficile da gestire, soprattutto se tu sei il leader, è l’oppositore: contraddice sempre pur di emergere, e spesso non è costruttivo. Ruscire a portarlo dalla propria parte o a neutralizzarlo con l’utilizzo della dialettica può essere un grosso punto a favore di riesce nell’impresa.

Il mediatore, che può essere o non essere il leader, è una figura centrale che emerge quasi sempre. Il suo compito è quello di gestire il timing, oppure di appianare i diverbi. Se il mediatore non è il leader, spesso comunque lo affianca. Il mediatore potrebbe essere particolarmente apprezzato in contesti in cui è fondamentale il lavoro di squadra, oppure in ambienti tipicamente conflittuali.

Spesso i ruoli si decidono nei primi minuti del role play.

Un modo per assumere il ruolo di leader, se si vuole farlo, consiste nel rompere il ghiaccio assegnando agli altri i ruoli all’interno del gioco. Come?
”Chi ha un orologio? Bene, tu tieni il tempo”
“Chi si offre per scrivere? Perfetto, grazie, io scrivo davvero male!”

Questa operazione ti permette di stabilire la tua leadership, ma poi sarà compito tuo mantenerla. Quindi occhio all’eventuale oppositore. E tieni presente che un buon leader fa parlare tutti: se qualcuno non riesce ad emergere puoi dargli la possibilità di farlo chiamandolo direttamente in causa e incoraggiandolo.

Nel role play comunque è essenziale l’autenticità.

Cercare di essere qualcun altro è poco utile e faticoso. Devi essere te stesso, e dare il meglio di te nel ruolo che andrai ad assumere.

Ci sono comunque alcune indicazioni utili per relazionarsi in modo positivo con gli altri che valgono in generale (e non solo nei role play).
Se si fanno delle obiezioni, bisogna essere costruttivi ed esprimersi in modo educato e rispettoso dell’altro. Non bisogna mai perdere la calma, infervorandosi e alzando la voce. Chi assumerebbe volentieri una persona litigiosa? Inoltre è sempre utile tenere presente e rispettare il punto di vista dell’altro, anche se non lo condividi.

Se qualcuno ci fa un’obiezione, bisogna tenere buona l’idea, esporre un buon controargomento e vedere chi dei due viene convinto dall’altro.

In questi giochi non esistono soluzioni giuste o sbagliate in assoluto, spesso la verità è nel mezzo. Se la situazione si blocca, magari a causa di due opponenti, puoi suggerire una democratica alzata di mano per superare l’impasse.

Mi sembra importante specificare questo: non esiste un ruolo vincente in assoluto.

Tutto dipende dalla figura che viene ricercata.

Ad esempio, se in un’azienda cercano uno “squalo” vincerà il leader autoritario. Se invece cercano un valido elemento per integrare o formare una squadra, vinceranno un mediatore o un leader autorevole. L’ascoltatore silente può essere apprezzato in contesti in cui viene ricercata una persona pacata, osservatrice e riflessiva.

E poi tieni presente questo: i colloqui possono anche aprire porte inaspettate.

Mi spiego meglio. Magari stai partecipando ad un colloquio di gruppo, ma non dimostri di avere le caratteristiche ideali per ricoprire la posizione per cui ti proponi. Però può succedere che i selezionatori trovino in te altre caratteristiche importanti, perfettamente in linea con un’altra tipologia di figura utile per l’azienda!

Come lo so?

È proprio così che ho ottenuto il mio attuale lavoro!

Quando partecipai al colloquio di gruppo per lavorare nella mia attuale azienda (lavoro nel campo delle risorse umane), mi proponevo per un ruolo di tipo commerciale. Durante l’assessment, non ho dato prova di possedere le doti del perfetto commerciale. Ma avendo espresso spiccate doti comunicative, di mediazione e di organizzazione del gruppo, mi è stato proposto un ruolo diverso, più improntato alla gestione e decisamente più adatto a me.

 

Il messaggio che mi piacerebbe trasferirti è questo: per esprimerti al meglio e per ottenere un lavoro che faccia davvero per te, devi essere te stesso.

 

Sii sempre sincero, pro attivo e motivato: ogni colloquio è un’opportunità per mostrare le tue qualità migliori.

Detto questo, in bocca al lupo per il tuo prossimo colloquio!

 

 

Si ringrazia per il prezioso contributo

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Sergio Di Minica

Psicologo del lavoro e Account Manager Politiche Attive

 

 

Se hai domande relative a questa tematica, oppure vuoi raccontare la tua esperienza, commenta questo articolo. Darai un utilissimo spunto per noi e per i lettori 😉

 

 

2 pensieri riguardo “Role play: il cuore del colloquio di gruppo

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