Cultura umanistica e società di mercato

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Qual è il ruolo della cultura umanistica nel terzo millennio?

Come si inseriscono i saperi tradizionali nella società di mercato?

Questi sono i temi affrontati nell’interessante intervento di Mariolina Graziosi, Docente universitaria di Sociologia e Analista Junghiana.

 

 

Qual è l’attuale situazione della cultura umanistica?

 

La cultura umanistica nell’era contemporanea è entrata in crisi con l’affermarsi del paradigma scientifico come dominante. Questo fenomeno ha avuto origine negli USA, dove la cultura umanistica è riservata a colleges di estrema élite. La maggior parte dei colleges trasmettono una cultura scientifica e tecnica.

Anche in Italia ormai la cultura umanistica è considerata obsoleta, anche se permangono i licei classici. Questa è una peculiarità europea dato che negli USA nelle high schools si insegnano materie prettamente scientifiche e tecniche.
La crisi della cultura umanistica è un problema per lo sviluppo della personalità dell’individuo, ma non è un problema per il mercato, perché nella società di massa ciò che interessa è che ci siano persone con una specializzazione finalizzata al lavoro, e non con una cultura generale. Ormai la cultura dominante è fatta dai mass media, e sempre più dai socials, luoghi in cui sostanzialmente si possono fare opinione e interazione sociale senza filtro o criterio alcuno: non è raro che sui social si sfoghino, tristemente, gli istinti più bassi.

 

Perché la cultura umanistica dev’essere rivalutata?

 

È di primaria importanza la rivalutazione della cultura umanistica per l’equilibrio interiore, per soddisfare il bisogno di significati di cui l’uomo non ha mai potuto, e mai potrà, fare a meno. In altre parole per coltivare l’anima e lo spirito dell’uomo (parole, spirito e anima, di per sé problematiche nella cultura contemporanea). E’ necessario inoltre riconoscere l’importanza del mantenere un filo con il passato, poiché, come ricorda Carlo Sini, esiste un filo rosso che collega passato e presente, che è importantissimo non dimenticare. Sottovalutare la conoscenza delle epoche precedenti, e in particolare della storia, porta non solo a ripetere gli errori commessi nel passato, ma anche a sentirsi senza radici. Il male della contemporaneità.

Altro aspetto fondamentale da considerare, è il rapporto tra cultura umanistica e etica. Tale aspetto è sempre più centrale perché ormai l’individuo ha la responsabilità della scelta, ed è importante che fondi le sue scelte sul rispetto dell’altro e dell’ambiente. Il mercato è di per sé amorale, e la diffusione della cultura del mercato è accompagnata dalla nascita di una competizione feroce che favorisce il non rispetto dell’altro, la corruzione e il degrado morale. La cultura umanistica, in quanto in grado di formare lo spirito e l’anima dell’uomo, è anche il mezzo con la quale è possibile costruire una coscienza critica, in grado, fra le altre cose, di discernere fra ciò che è giusto e ciò che non lo è, capace di leggere il reale vedendone gli aspetti negativi per il benessere dell’individuo e per il futuro della società. L’importanza della formazione della coscienza critica è quindi centrale, come sottolineavano i grandi pensatori del passato, e può essere garantita solo da una formazione letteraria, filosofica o storica.

A livello più generale, non bisogna sottovalutare l’importanza della lettura e di una cultura generale letteraria per il benessere psicofisico. La lettura nutre e aiuta riflettere sula propria esistenza, a capire l’importanza di conoscere se stessi al fine di migliorare se stessi. Oltre alla lettura, anche la psicanalisi è uno strumento di conoscenza di sé, anch’esso entrato in crisi perché la conoscenza di sé non è più ritenuta importante. Oggi sono dominanti varie forme di terapia in cui si affrontano problemi di adattamento ad una società sempre più competitiva e conflittuale. D’altro canto, la crisi della cultura umanistica fa si che il disagio dell’individuo sia sempre più profondo, affrontato però con farmaci che permettono di tenere sotto controllo il conflitto senza peraltro risolverlo, basta pensare alla diffusione di massa degli antidepressivi, ansiolitici ecc.. Un altro atteggiamento prevalente è quello di accettare ciò che il mercato richiede e propone come se fosse l’unica possibilità di percorso di vita, soffocando le proprie passioni, vocazioni o addirittura non dandogli lo spazio necessario per emergere.

La cultura del mercato è ormai dominante, e sempre più stiamo andando verso una forma di barbarie culturale (ciò si manifesta, come già indicato, nell’aggressività sfogata sui social). Solo la cultura umanistica, rifiorendo, potrà invertire questa deprecabile tendenza. Perché la cultura umanistica possa riaffermarsi bisogna innanzitutto sperare che ci siano ancora studenti che si iscrivono alle facoltà che la insegnano sapendo che in seguito dovranno coniugarla con saperi legati alle richieste del mercato.

 

Come si deve muovere un laureato in studi umanistici nell’era del mercato?

 

Non è semplice dirlo, ma esistono diverse possibilità.

A livello istituzionale, nella scuola, non sembra ci siano molte opportunità e, per il momento, non sembra esserci un’inversione di rotta. La scuola italiana è in forte crisi: la ricerca universitaria soffre per mancanza di fondi di ricerca; nelle scuole secondarie cresce lo scontento degli insegnanti che devono sempre più spesso spostarsi; il rapporto studenti-professori è sempre meno adeguato, a tutti i livelli di istruzione. Sulla crisi nella scuola consiglio la lettura del libro “L’immaginario della scuola”, a cura di Paolo Mottana (Mimesis), in cui sono riportati gli atti di un convegno sul bullismo e la violenza nella scuola.
L’insegnamento è di fatto una strada sempre più difficile, e sempre meno appetibile, per chi ha intrapreso un percorso di studi umanistici. Per questo motivo non bisogna escludere altri percorsi di carriera.
Ad esempio, considerare l’opportunità di entrare in azienda a livello manageriale; in questo caso, la cosa da fare è combinare una formazione filosofica, letteraria, o storica con dei masters che forniscono una preparazione tecnica ed economica indispensabile per assumere un ruolo dirigenziale. Senza scoraggiarsi perché si entra in competizione con economisti, aziendalisti e ingeneri gestionali.

Fra i percorsi di studi umanistici, filosofia sembra essere la facoltà che apre gli sbocchi lavorativi più interessanti se associata a masters che forniscono una formazione specifica. Ci sono infatti filosofi assunti da imprese a livelli manageriali, perché ritenuti avere una capacità di analisi, di riflessione, e un’apertura mentale che non si trovano in una cultura tecnica e scientifica. Oppure, assunti nei vari settori della comunicazione.

A livello aziendale, uno sbocco sicuramente interessante per i laureati in discipline umanistiche sono le risorse umane. A questo tipo di lavoro si può accedere decidendo di frequentare un master specifico (con successivo stage), oppure di formarsi sul lavoro inserendosi (magari con un iniziale tirocinio) in aziende strutturate o in agenzie per il lavoro. In generale una facoltà umanistica, sebbene non fornisca una formazione specifica per un settore lavorativo oltre a quello dell’insegnamento, fornisce un’ottima base di partenza, e di fatto permette di poter scegliere il settore preferito e, con le dovute integrazioni, accedere a diversa carriere. Questo considerata anche la marcia in più, data dal bagaglio culturale che il laureato si porta dietro, e che gli garantisce una maggiore apertura mentale e una maggiore capacità di apprendimento di nozioni nuove, caratteristiche fondamentali in una società globalizzata e in continua evoluzione.

È bene tenere presente che è molto importante la capacità individuale di capire quali sono le opportunità che si possono avere rispettando i propri interessi e le proprie passioni. Una cultura umanistica dà un’apertura mentale indispensabile per poter affrontare con creatività il proprio futuro.

A livello di capacità, si può dire che i laureati in discipline umanistiche possono avere maggiore apertura mentale, capacità di confrontarsi con una cultura globalizzata, capacità di leggere i segni del cambiamento. Queste caratteristiche possono essere carte vincenti, se ben giocate e accompagnate da una buona dose di intraprendenza.

 

 

Si ringrazia per il prezioso contributo

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Mariolina Graziosi

Professore di Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano (Facoltà di Scienze Politiche), Analista Junghiana

 


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